Le piattaforme digitali devono assumersi una responsabilità maggiore nella protezione dei bambini e degli adolescenti, eliminando le funzionalità che favoriscono dipendenza, manipolazione ed esposizione a contenuti dannosi. È quanto chiede la commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo, che ha approvato martedì 14 luglio una relazione sulla sicurezza dei minori nell’ambiente digitale con 17 voti favorevoli, tre contrari e quattro astensioni.

Il testo, affidato al relatore italiano Sandro Ruotolo del gruppo Socialisti e Democratici, sollecita una migliore applicazione della normativa europea già esistente e propone nuovi interventi sulla trasparenza degli algoritmi, sulla pubblicità mirata, sull’attività degli influencer e sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale da parte dei minori. La relazione sarà sottoposta al voto dell’intero Parlamento europeo durante la sessione plenaria in programma dal 14 al 17 settembre.

Il testo elaborato dal Parlamento europeo segue la consegna alla Commissione europea del Rapporto dal titolo “Child Safety Online: Protecting and Empowering Minors in a Digital World” redatto dai copresidenti del panel di esperti, l’epidemiologa e direttrice di ricerca dell’Inserm Maria Melchior e il direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Centro medico universitario di Ulm Jörg M. Fegert.

Nel rapporto, il panel di esperti raccomanda all’UE di introdurre una soglia armonizzata per limitare l’accesso dei minori di 13 anni ai social media e agli altri servizi digitali considerati rischiosi, imponendo alle piattaforme l’onere di dimostrare che i propri prodotti sono sicuri e adeguati all’età.

“Abbiamo lavorato bene, nella stessa direzione e con un obiettivo comune: proteggere i bambini e gli adolescenti nello spazio digitale, senza rinunciare alle opportunità offerte dalla rete”, ha affermato l’eurodeputato del Partito democratico Ruotolo dopo il voto. Secondo il relatore, la relazione arriva “nel momento giusto”, perché “le piattaforme, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale evolvono a una velocità enorme” e le istituzioni non possono continuare a intervenire soltanto “quando il danno si è già prodotto”.

Nel testo approvato dal Parlamento europeo gli eurodeputati sottolineato che la sicurezza dei bambini non può dipendere esclusivamente dalla vigilanza dei genitori o dalla capacità dei giovani utenti di riconoscere i rischi. Le piattaforme dovrebbero invece applicare sistematicamente i principi della protezione dei dati fin dalla progettazione, della sicurezza come impostazione predefinita e della progettazione adeguata all’età.

“La responsabilità per la sicurezza dei bambini e degli adolescenti deve ricadere innanzitutto su coloro che progettano e gestiscono le piattaforme digitali”, ha dichiarato Ruotolo. Il relatore ha richiamato il paragone utilizzato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante la conferenza stampa del 13 luglio: così come non si chiede ai bambini di progettare le cinture di sicurezza o ai genitori di installare gli airbag, devono essere i produttori a garantire che i propri servizi siano sicuri.

Per il Parlamento europeo, lo stesso principio deve essere applicato ai social network e alle altre piattaforme digitali. Le aziende dovrebbero quindi rimuovere le caratteristiche progettate per prolungare in maniera compulsiva il tempo trascorso online, limitando i meccanismi persuasivi che sfruttano le vulnerabilità psicologiche dei minori.

Il design delle piattaforme “non è neutrale”

Ruotolo ha collegato il voto della commissione Cultura anche alle conclusioni preliminari dell’indagine avviata dalla Commissione europea su Facebook e Instagram. Bruxelles ritiene che alcune caratteristiche progettate per aumentare il coinvolgimento degli utenti, tra cui lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche e le raccomandazioni fortemente personalizzate, possano favorire un utilizzo compulsivo e mettere a rischio il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare dei minori.

“Non si tratta ancora di una decisione definitiva, ma il principio politico affermato è molto chiaro: il design delle piattaforme non è neutrale”, ha osservato l’eurodeputato. “Dietro ogni funzione c’è una scelta, dietro ogni algoritmo c’è una responsabilità e dietro il tempo trascorso online esiste un modello economico”.

Secondo Ruotolo, i controlli parentali e i limiti temporali introdotti finora non sono sufficienti quando possono essere facilmente aggirati e quando l’intera architettura dei servizi continua a incoraggiare gli utenti a rimanere connessi.

“Non possiamo accettare che i profitti delle grandi piattaforme siano costruiti a scapito del benessere dei nostri figli”, ha affermato il relatore.

Una “modalità giovani” senza pubblicità mirata

Tra le principali proposte contenute nella relazione del Parlamento UE figura l’introduzione di una “modalità giovani”, attraverso la quale disabilitare la pubblicità mirata e limitare le funzionalità di design potenzialmente capaci di creare dipendenza.

Gli eurodeputati chiedono il divieto delle pratiche più dannose e l’inserimento di misure di sicurezza basate sul rischio all’interno dei sistemi di raccomandazione. La Commissione europea viene inoltre invitata a valutare l’introduzione di forme di responsabilità personale in caso di violazioni gravi e persistenti delle disposizioni sulla tutela dei minori.

Un altro punto centrale riguarda la trasparenza degli algoritmi. Secondo la relazione, la scarsa comprensibilità dei sistemi di raccomandazione e dei meccanismi di moderazione impedisce ai giovani utenti di comprendere perché determinati contenuti vengano promossi, limitati o rimossi.

Questa opacità ridurrebbe la capacità dei minori di orientarsi consapevolmente online e potrebbe esporli con maggiore facilità a contenuti dannosi, disinformazione o forme di manipolazione commerciale.

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Sotto i 13 anni niente accesso autonomo ai social

Il relatore ha richiamato anche le raccomandazioni formulate dal gruppo europeo di esperti incaricato di valutare l’impatto dei social media sui minori. Il modello proposto prevede un approccio graduale: nessuna esposizione agli schermi nei primi tre anni di vita, accesso ai servizi online soltanto sotto la supervisione degli adulti e per periodi limitati tra i tre e i dodici anni, e un’autonomia progressiva tra i tredici e i diciotto anni.

“La raccomandazione centrale è l’introduzione di una disciplina armonizzata in tutta l’Unione. Sotto i 13 anni non dovrebbe essere consentito un accesso autonomo ai social media”, ha dichiarato Ruotolo.

La relazione parlamentare non aveva assunto una posizione definitiva sull’età minima digitale, in attesa del parere degli esperti. Secondo Ruotolo, le raccomandazioni dovranno ora essere esaminate e tradotte in una risposta europea efficace, garantendo allo stesso tempo la tutela della privacy dei minori nei sistemi di verifica dell’età.

“Per troppo tempo abbiamo chiesto ai ragazzi di adattarsi alle piattaforme, oggi chiediamo alle piattaforme di essere progettate pensando ai ragazzi”, ha affermato. “La responsabilità non può essere scaricata esclusivamente sui genitori, sulla scuola o sui minori stessi: deve ricadere innanzitutto su chi progetta gli algoritmi, gestisce i sistemi di raccomandazione e trae profitto dall’attenzione degli utenti”.

Un codice europeo per gli influencer

La commissione Cultura chiede inoltre alla Commissione e agli Stati membri di sviluppare un codice di condotta europeo per gli influencer, accompagnato da una definizione armonizzata di “influencer marketing”.

Secondo gli eurodeputati, gli influencer svolgono un ruolo sempre più rilevante nel plasmare le aspirazioni, i comportamenti di consumo e gli atteggiamenti sociali dei bambini e degli adolescenti. Per questo motivo, le attività promozionali rivolte ai minori dovrebbero essere sottoposte a regole più chiare e uniformi.

La relazione richiama in particolare i fenomeni del kidfluencing, nel quale i bambini vengono trasformati in protagonisti di attività commerciali online, e dello sharenting, ovvero la pubblicazione sistematica da parte dei genitori di immagini, video e informazioni relative alla vita dei figli.

Pratiche di questo tipo possono creare una sovraesposizione digitale permanente, incidendo sul diritto alla privacy e lasciando online contenuti che i minori potrebbero non aver consapevolmente accettato di rendere pubblici.

Regole per gli “assistenti virtuali” basati sull’intelligenza artificiale

Il Parlamento propone anche standard etici obbligatori per i cosiddetti “compagni IA”, sistemi capaci di simulare relazioni di amicizia o vicinanza emotiva. L’obiettivo è impedire che questi strumenti sfruttino le fragilità psicologiche dei minori o li inducano a sviluppare forme di dipendenza affettiva.

Gli eurodeputati chiedono inoltre maggiore trasparenza sui dati e sui materiali utilizzati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale, insieme a specifiche garanzie per la protezione dei bambini.

Le piattaforme dovrebbero contrastare anche la diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale che impersonano giornalisti, professionisti dei media, celebrità o marchi riconoscibili. La relazione chiede alla Commissione di considerare queste pratiche un rischio sistemico e di rafforzare le indagini condotte nell’ambito del Digital Services Act.

Il testo propone inoltre di vietare esplicitamente i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati per generare o manipolare immagini e video sessualmente espliciti raffiguranti persone identificabili senza il loro consenso, oltre al materiale sintetico di abuso sessuale su minori.

Ruotolo ha sottolineato che la relazione affronta anche “il tema del cyberbullismo, la salute mentale, i rischi legati all’intelligenza artificiale, i contenuti manipolati e la responsabilità di creator e influencer che ogni giorno parlano a milioni di giovani”.

Le regole europee devono essere applicate

La relazione invita la Commissione a garantire maggiore coerenza tra i diversi strumenti legislativi europei che regolano l’ambiente digitale, tra cui il Digital Services Act, il regolamento generale sulla protezione dei dati, l’AI Act, la direttiva sui servizi di media audiovisivi e il futuro Digital Fairness Act.

Le piattaforme dovrebbero inoltre garantire maggiore visibilità a contenuti affidabili e adeguati all’età, prodotti da organizzazioni giornalistiche e mediatiche professionali. Secondo gli eurodeputati, i sistemi di raccomandazione e moderazione non dovrebbero limitarsi a rimuovere i contenuti pericolosi, ma anche contribuire a creare un ambiente informativo più sicuro.

“L’Europa ha costruito uno dei sistemi di regole sul digitale più avanzati al mondo. Adesso deve dimostrare di saperli applicare”, ha dichiarato Ruotolo. “Le regole senza controlli, risorse e conseguenze effettive rischiano di restare sulla carta”, ha aggiunto.

Il Parlamento chiede infine un monitoraggio sistematico in tutti gli Stati membri, con indicatori comparabili sulle abitudini digitali dei bambini, sull’accesso all’istruzione, sull’applicazione dei limiti di età e sull’efficacia dei sistemi di verifica anagrafica e delle impostazioni di sicurezza.

“Non siamo contro il digitale e non vogliamo chiudere i giovani fuori dal mondo digitale. Vogliamo che quel mondo sia sicuro, abitabile e rispettoso dei loro diritti”, ha aggiunto il relatore. “La tecnologia continuerà a cambiare, ma i diritti dei bambini e degli adolescenti devono restare il punto fermo di ogni innovazione”.

Secondo i dati richiamati dal Parlamento europeo, nel 2024 il 97 per cento dei giovani dell’Unione utilizzava internet quotidianamente. Il tempo trascorso davanti agli schermi arrivava in media a nove ore al giorno nella fascia tra gli 11 e i 14 anni e a sei ore per i bambini tra gli otto e i dieci anni.

Oltre l’80 per cento dei giovani europei utilizza inoltre quotidianamente i social media, trascorrendovi in media tre ore al giorno. Secondo il Centro comune di ricerca della Commissione europea, il tempo dedicato ai social network dai bambini e dagli adolescenti è più che raddoppiato rispetto al 2010.

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